Progetto Educativo-Pastorale

 

PROGETTO   EDUCATIVO PASTORALE

OPERA SALESIANA

PORTICI

 

INTRODUZIONE: perché il Progetto?

 

 

            Per diversi mesi (aprile-novembre 2012), il consiglio della Cep, coinvolgendo i vari gruppi, ha lavorato per realizzare il Progetto dell'Opera, che è stato approvato dall'ispettore e dal suo consiglio nella seduta del 15 Gennaio 2013.

 

            Il primo motivo che ci spinge ad avere un progetto è sapere qual è il fine che la comunità vuole raggiungere. Se manca uno scopo, è facile che le motivazioni si spengano e le energie si disperdano. Si tenga anche conto che nella Parrocchia non lavora un solo gruppo, ma una comunità educativa composta da giovani e adulti, diversi tra loro per età, sensibilità e cultura; una pluralità di persone che svolgono tante attività, dall' animazione dei gruppi al catechismo, dallo sport alla liturgia, dal teatro al servizio ai poveri, con diversità di azione tra chi sta su un campo di calcio e chi sta al bar, tra chi fa catechismo e chi recita in teatro, tra chi sta in cortile con i ragazzi e chi anima un canto liturgico. Questa diversità è una ricchezza se tutte le attività servono la stessa causa, diventa invece problematica se non è coordinata e finalizzata verso un unico scopo. La comunità è simile a un'orchestra. Come i musicisti hanno bisogno di uno spartito musicale per evitare stecche e dissonanze fastidiose, così gli operatori devono avere un progetto che orienti verso l'unità le menti e i cuori di tutti.

            C'è anche un secondo motivo. Il pro-getto getta-in-avanti, crea dinamismo e movimento, garantisce continuità e progressione. In altre parole, avere un progetto non solo vuol dire evitare di ricominciare d'accapo tutte le volte che c'è il cambio di persone (salesiani o laici), ma permette anche di correggere strada facendo gli errori e di crescere gradualmente verso mete sempre nuove e più elevate.

            Non si è così ingenui da credere che bastino gli obiettivi e le strategie per garantire tutto ciò. Il progetto, come abbiamo detto, è simile allo spartito di una bella sinfonia. La musica sarà pure divina, ma se gli strumentisti non suonano, le dolci melodie restano mute sulla carta. Noi tutti della comunità siamo i musicisti che dovremo mettere in pratica ciò che ci chiede il progetto, ognuno secondo le proprie responsabilità, dai salesiani ai laici. Se in un'orchestra alcuni musicisti suonano uno spartito diverso da quello dato, si genera solo il caos. Si crea lo stesso disorientamento e sconcerto se alcuni fanno delle scelte contrarie al progetto. Essi, infatti, favoriranno sicuramente delle dissonanze "educative e pastorali" che si ripercuoteranno sulle persone più care al cuore di Dio: i ragazzi e i poveri. La posta in palio è troppo alta, per questo ci impegneremo tutti a lavorare insieme per realizzare quanto è chiesto da consiglio della Cep e approvato dall'ispettore.

 

            Ci stiamo preparando al bicentenario del nostro fondatore don Bosco. Egli dal cielo ci aiuti a fare tutto il bene possibile a vantaggio dei giovani più poveri e bisognosi. Affidiamo il nostro lavoro all'Ausiliatrice, la nostra mamma, affinché ci accompagni nel cammino. Gesù, buon pastore, faccia splendere, sul volto di tutte le persone a noi affidate, la bellezza che scaturisce dal suo cuore divino.

 

 

Don Antonio D'Angelo

Direttore-Parroco

 

Portici, 31 Gennaio 2013

1. La SITUAZIONE dell'Opera

all'interno del contesto socio-culturale-religioso

 

 

 

1.1.           Un albero che cresce

 

            I salesiani arrivano a Portici nel 1903, quando è Rettor Maggiore il beato don Michele Rua. I figli di don Bosco si dedicano subito all'educazione dei ragazzi e dei giovani attraverso l'oratorio e la scuola. L'Opera sarà anche sede del noviziato per circa 60 anni. La parrocchia, invece, è eretta nel 1970 per servire una popolazione sempre crescente che si insediava nella zona. Attualmente conta circa 8.000 persone, appartenenti al comune di Portici e di S. Giorgio. Il  livello sociale, eterogeneo e vario, riguarda ogni fascia sociale: dalla media borghesia ai ceti di livello più popolare. L'oratorio è il punto di riferimento per tanti  ragazzi del territorio e consente alla comunità di avere la sua peculiare caratteristica di parrocchia salesiana.

            Nell'Opera sono operative le commissioni dell'area giovanile, liturgica, evangelizzatrice e caritativa. Sono presenti le associazioni salesiane dei cooperatori, ex allievi e Adma. Il tutto è coordinato dal consiglio della Cep, quale organo di coordinamento e di animazione. L'anima di tutta l'Opera è la comunità salesiana degli Sdb.

            Per quanto riguarda la PG, il cammino formativo dei gruppi, con l'aiuto dei catechisti e degli animatori, copre ogni fascia di età, dai fanciulli delle  elementari fino agli universitari della comunità giovanile. Si cura la formazione degli animatori e preanimatori, c'è attenzione alla dimensione dell'emarginazione e disagio giovanile con la realizzazione di progetti a servizio dei minori (doposcuola...), si presta attenzione alla dimensione della comunicazione (teatro, musica, giornalino...), Nei gruppi, oltre agli incontri formativi si offre ai ragazzi la possibilità di partecipare a numerose attività sportive ed espressive. Lodevoli sono le iniziative che coinvolgono diversi fedeli: animazione liturgica, devozione mariana, ritiri spirituali, centro di ascolto e servizio per i poveri, lectio settimanale sulla Parola di Dio della domenica, incontri mensili di formazione per animatori e catechisti insieme, corso per i lettori, adorazione eucaristica due volte al mese, catechesi per il mese di maggio, incontri di educazione alla carità (avvento e quaresima), itinerari formativi per l'iniziazione cristiana (battesimo, comunione, cresima), evangelizzazione nei condomini, corsi di formazione per il matrimonio, incontro mensile di formazione con i genitori dei fanciulli, festa della comunità all'inizio dell'anno. Una punta di eccellenza è data dalla nascita di numerosi gruppi-famiglia.

            Nell'Opera collabora un folto gruppo di catechisti, animatori e operatori vari a servizio dei ragazzi, dei giovani e del popolo di Dio. Un gruppo di ministri straordinari dell'Eucarestia collabora con i sacerdoti per non far mancare agli ammalati e alle persone anziane il conforto dei sacramenti. La messa domenicale è frequentata anche da diversi fedeli provenienti da altri quartieri. Molti genitori, anche di altre parrocchie, si rivolgono alla nostra comunità per l'educazione alla fede dei figli. C'è disponibilità e un forte senso di appartenenza da parte di numerose persone.

 

 

1.2.              I problemi che rallentano la crescita

 

Il bene che si è fatto in questi 100 anni di storia ci spinge a fare sempre meglio, affrontando con coraggio i problemi che rallentano la crescita dell'Opera.

            La Campania risulta essere una delle regioni d'Italia in cui è più radicata la religiosità popolare, ma è anche tra quelle in cui è più scarso il senso civico dei cittadini e tra quelle più inquinate da una diffusa cultura dell'illegalità. E' evidente che c'è una scarsa incidenza della fede sugli atteggiamenti e comportamenti delle persone. La frattura tra la fede e la vita è stata accentuata anche dal contesto generale in cui viviamo, caratterizzato dal disinteresse per Dio, dall'assenza di un quadro valoriale di riferimento e dalla prevalenza di una  mentalità materialistica. In una situazione simile, dobbiamo chiederci se gli itinerari catechistici, i sacramenti, le iniziative caritative, le attività sportive, gli spettacoli teatrali, l'estate-ragazzi...  riescono a creare o meno una cultura cristiana nello stile salesiano "dell'onesto cittadino e buon cristiano"!  Purtroppo, dobbiamo constatare che spesso sia ragazzi che gli adulti apprendono atteggiamenti e modi di agire più da altre agenzie come la televisione, internet, la strada ... che dal vangelo. Il dato è preoccupante se si tiene conto del fatto che, spesso, gli stili di vita proposti da questi mezzi sono diversi o addirittura contrari al messaggio di Gesù. In un contesto nuovo e problematico, come quello descritto, non possiamo continuare a offrire una proposta educativa e pastorale debole se non addirittura irrilevante, col rischio di rendere  marginale il messaggio di felicità del vangelo. Dobbiamo essere, invece, più incisivi per far maturare comportamenti coerenti con il vangelo. A tale scopo è importante sensibilizzare i giovani e gli adulti alla lectio sulla Parola di Dio e all'adorazione eucaristica in stile salesiano.

            Un altro dato su cui riflettere e porre rimedio riguarda l'iniziazione cristiana. I fanciulli che ricevono il sacramento dell'Eucarestia ogni anno nella nostra parrocchia sono un centinaio. Di questi solo una ventina si ferma all'oratorio! Inoltre, tra i cammini dell'iniziazione cristiana che preparano alla prima comunione e gli itinerari di Pastorale giovanile attuati nell'oratorio non sempre c'è coordinamento, unità e sviluppo. Si ha più l'impressione che i due percorsi siano due realtà separate. Ciò contraddice sia le indicazioni della chiesa italiana sia quelle della congregazione salesiana che ci chiedono di unificare il cammino dagli 8 ai 13 anni.

Per quanto riguarda la frequenza, se si tiene conto della media, possiamo considerare ottima la partecipazione dei fedeli alla vita parrocchiale. Tuttavia resta sempre il fatto che coloro a cui non giunge il vangelo di Gesù sono di più rispetto a quelli che abitualmente partecipano alla vita ecclesiale. Ciò riguarda anche l'oratorio che vede la presenza di diversi ragazzi, ma di pochi giovani oltre i 20 anni.

Per il bene dei ragazzi, bisogna superare decisamente le incomprensioni e portare avanti la collaborazione già avviata tra  adulti e giovani. E' vero che, in tale direzione, si sono fatti dei passi avanti, ma bisogna rendersi conto che la collaborazione educativa e pastorale non può limitarsi a qualche attività o incontro di formazione insieme. Per essere significativi e incisivi in un contesto relativistico e secolarizzato è necessario condividere, in modo unitario e coordinato, metodologie educative e contenuti evangelici, in un clima di fiducia e di stima reciproca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2. OBIETTIVI e STRATEGIE

 

La situazione è il luogo in cui Dio opera la salvezza, per questo anche i problemi devono essere visti come un'opportunità di crescita. Sull'esempio di don Bosco, guardando avanti con sguardo profetico, ci proponiamo di raggiungere i seguenti traguardi.

 

 

Gli obiettivi

 

1. Accompagnare i fanciulli e i ragazzi nel cammino di crescita umana e cristiana che li aiuti a diventare, nell'attuale contesto socio-culturale, "onesti cittadini e buoni cristiani";

2. far maturare nei giovani e negli adulti stili e comportamenti coerenti con il vangelo;

3. coinvolgere nel cammino verso  Cristo coloro che  vivono ai margini della vita ecclesiale.

 

 

Strategie

 

Siamo fermamente convinti che, nell'attuale contesto socio-culturale-religioso, raggiungiamo gli obiettivi se si crea una comunità con la presenza e la collaborazione di tutte le forze educative e pastorali, per questo crediamo che bisogna

  1. a.     Curare la formazione cristiana e pedagogica dei genitori e coinvolgerli nell'azione educativa e pastorale;
  2. b.     Curare la formazione di tutti i collaboratori e in particolare quella dell'animatore\catechista;
  3. c.      Stringere alleanze educative tra i giovani animatori e le catechiste e coordinare in modo unitario il cammino di fede dei ragazzi fino alla cresima.

 

In un contesto che vede la frattura tra la fede e la vita, per far maturare atteggiamenti e comportamenti coerenti con il vangelo, crediamo che sia prioritario.

  1. d.     Intensificare nei gruppi giovanili e degli adulti l'amore per la Parola di Dio e l'Eucarestia in stile salesiano

Per coinvolgere nel cammino verso Cristo i giovani e chi è lontano dalla chiesa è indispensabile:

  1. e.      Creare spazi di aggregazione per i giovani attorno al volontariato, alla comunicazione sociale, all'animazione missionaria e all'impegno socio-politico;
  2. f.      Creare uno stretto rapporto tra la comunità parrocchiale e il territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. 3.  LE SCELTE da compiere per ogni STRATEGIA

 

 

A.  Curare la formazione cristiana e pedagogica dei genitori e coinvolgerli nell'azione educativa e pastorale

 

In un contesto sociale complesso, per educare alla fede, è necessaria la collaborazione dei genitori. Per questo è opportuno fare alcune scelte.

            1. L'iscrizione dei fanciulli e dei ragazzi si effettua all'oratorio con la presenza dei genitori. Questa partecipazione non è solo formale, ma significa far conoscere e accogliere la proposta formativa dell'Opera salesiana, fino a coinvolgere attivamente i genitori nelle iniziative educative e pastorali della comunità.

            2. Pur convinti che è formativo tutto ciò che si fa (dalla relazione con le persone alla riflessione sugli eventi positivi o negativi che accadono), organizziamo per i genitori un cammino specifico di formazione cristiana e pedagogica che copra l'intero arco dell'iniziazione cristiana dei ragazzi (8-14 anni). Il responsabile della loro formazione è il parroco. Oltre all'incontro sistematico, specifico per loro, è opportuno che si cerchi il dialogo con i genitori e si invitino, qualche volta, nel gruppo con i ragazzi per coinvolgerli e renderli partecipi.

            3. Una bella realtà della nostra opera sono i gruppi-famiglia. I destinatari prioritari di tali gruppi sono i giovani sposi, coloro che accompagnano i bambini per il battesimo, per la comunione e per la cresima. Tutti i collaboratori della Cep e in particolare le catechiste e gli animatori faranno opera di sensibilizzazione tra i genitori, affinché ne facciano parte. Si possono costituire i gruppi-famiglia, partendo dallo stesso gruppo a cui partecipano i ragazzi dell'Iniziazione Cristiana e dei gruppi formativi.

            4. Il gruppo famiglia si raduna una volta al mese (in genere nelle case) per la formazione  (catechesi, preghiera e agape fraterna). In linea con la spiritualità salesiana, si costituiscono gruppi aperti a tutti, con un'attenzione particolare per i lontani. Ciò determina, inevitabilmente, la nascita di gruppi eterogenei, per sensibilità spirituale, per formazione culturale e status sociale. Per questo, pur chiedendo a tutti i partecipanti dei gruppi di fare un cammino di formazione cristiana e pedagogica, si rispettano i ritmi di crescita spirituale delle singole famiglie e dei singoli gruppi. Gradualmente si possono inserire i genitori più sensibili nelle attività a favore dei ragazzi (catechesi, caritas, liturgia, sport, teatro....).

            5. Il parroco è la guida spirituale dei gruppi famiglia. Questi si inseriscono nelle iniziative dei gruppi famiglia don Bosco a livello nazionale e partecipano alle iniziative a livello diocesano. Le iniziative si concordano nella commissione dei gruppi-famiglia, presieduta da un coordinatore/trice. Per far cogliere ai genitori dei ragazzi e dei gruppi famiglia la gioia di stare insieme nel nome di Cristo e di don Bosco, si organizzano tornei sportivi, attività teatrali, festa della comunità,  week-end di esperienza comunitaria, ritiri spirituali...

 

 

B. Curare la formazione di tutti i collaboratori e in particolare quella dell'animatore/catechista

 

            Don Bosco diceva che l'unico scopo dell'Oratorio è di "salvare anime". Questo obiettivo è stato tradotto con lo slogan: si evangelizza educando e si educa evangelizzando. Ciò vuol dire almeno due cose.

            1. L'incontro dei ragazzi con Gesù, nella Chiesa, avviene gradualmente, rispettando la condizione evolutiva e il dinamismo di crescita della persona. Non tutti i ragazzi sono uguali (per età, per formazione socio-culturale, per lontananza o meno dalla Chiesa e da Dio...), ma a tutti i ragazzi che si preparano per ricevere i sacramenti e che frequentano l'oratorio bisogna offrire la possibilità di raggiungere un livello alto di vita cristiana (don Bosco diceva: buoni cristiani).

            2. All'inizio, scrive il nostro padre fondatore, l'oratorio era un semplice catechismo. I ragazzi, nell'oratorio, per mezzo di tante attività che piacciono a loro, imparano a conoscere e amare Dio. Infatti, i ragazzi si innamorano di Gesù non tanto per via teorica (lezione di catechismo, incontro di gruppo...), ma incontrando adulti significativi, capaci di entrare in relazione con loro e sperimentando i valori del vangelo in ogni proposta educativa (dallo sport al teatro, all'incontro in cortile, al bar...). Bisogna superare la mentalità dicotomica che porta a vedere da una parte le attività sacre/religiose (liturgia, catechesi, gruppo...) e dall'altra quelle profane/laiche (sport, teatro...). Invece, tutto ciò che si fa (dalla partita di calcio alla celebrazione della S. Messa) deve avere come obiettivo la maturazione umana e cristiana dei ragazzi. Se, infatti, questi sono guidati da collaboratori poco significativi dal punto di vista educativo e cristiano; se le attività sportive, teatrali, ludiche, musicali...li chiudono all'interno del proprio gruppo senza nessuna apertura al resto della comunità; se li spingono a coltivare la volontà di dominare gli altri e non di servire i più bisognosi; se le varie iniziative non li fanno crescere in tutte le dimensioni, compresa quella spirituale, succede che le omelie, la catechesi e le preghiere... si ridurranno a essere solo delle iniziative devozionali, ma che non influiranno sulla loro mentalità e sul loro stile di vita.

            Per raggiungere l'obiettivo di accompagnare i ragazzi all'incontro con Gesù, bisogna fare una serie di scelte.

            a. Tutti i collaboratori, che a vario titolo lavorano nella comunità, devono essere scelti tenendo conto dei seguenti criteri: significatività e coerenza dal punto di vista cristiano, spirito salesiano, capacità di collaborare con gli altri educatori, disponibilità al servizio e non smania di protagonismo e desiderio di potere, accettazione delle scelte del progetto della casa salesiana.           

            b. Chi è chiamato a svolgere un servizio educativo/pastorale (dall'animatore al dirigente sportivo, dal catechista all'animatore teatrale...) è tenuto a partecipare agli incontri mensili di formazione che prevede sia la formazione cristiana/pedagogica che la riflessione critica sul lavoro che si svolge. I temi della formazione sono tratti dal Progetto dell'Opera, dal cammino della Chiesa e dalla preparazione al bicentenario della nascita di don Bosco. Inoltre tutti i collaboratori devono essere disposti a vivere con piacere i momenti più significativi della comunità, da quelli spirituali (ritiri di natale e pasqua) alle feste di comunità (inizio anno, don Bosco...). 

            c. Si istituisce la scuola di formazione degli animatori (dai 15\16 anni in poi) che prevede un biennio di base per i preanimatori e un biennio di formazione specialistica per gli animatori (catechesi, sport, teatro, comunicazione, animazione missionaria...). La scuola prevede stage e campi scuola in cui si integrano momenti teorici ed esperienziali. Coloro che faranno il corso specialistico per diventare animatore/catechista devono acquisire delle competenze sia a livello metodologico-psicologico-pedagogico-salesiano che a livello biblico-teologico-cristologico-ecclesiologico-liturgico e morale. Il percorso specialistico per gli animatori/catechisti prevede il tirocinio pratico in un gruppo insieme a un animatore/catechista. Sia i partecipanti al corso di base, sia coloro che fanno un percorso specialistico parteciperanno alla scuola ispettoriale di formazione.

 

 

C. Stringere alleanze educative tra i giovani animatori e le catechiste e coordinare in modo unitario il cammino di fede dei ragazzi fino alla cresima

 

            Il relativismo etico mette a dura prova l'intervento degli educatori , perché costoro devono essere capaci di aiutare i ragazzi a formarsi una coscienza che sappia interiorizzare criticamente i valori del vangelo e ciò non è facile in un contesto che mette sullo stesso piano il diritto alla vita e l'eutanasia, il matrimonio e le unioni omosessuali.... Per rispondere al problema, crediamo che, nella nostra Opera, sia prioritario realizzare alcune scelte:

            1.Bisogna stringere un'alleanza educative tra tutti coloro che lavorano con i ragazzi. Il documento della congregazione salesiana dell'ufficio nazionale parrocchia-oratorioLinee per un progetto di iniziazione cristiana alla luce del criterio oratoriano, ci invita a lavorare in sinergia: "Per evitare di lavorare per settori paralleli bisogna promuovere costanti e concrete "alleanze educative" innanzi tutto all'interno dell'ambiente parrocchiale e oratoriano.(pp 29-32). Chi, in un contesto complesso e pluralistico, pensa di educare da solo (animatore, catechista o docente e genitore) riduce la sua opera a una farsa donchisciottesca. Al contrario, l'intervento educativo e pastorale sarà tanto più efficace quanto più c'è collaborazione, fiducia e  stima reciproca tra le varie figure educative.

            2.Il giovane animatore, per aiutare i preadolescenti a interiorizzare atteggiamenti e comportamenti evangelici, deve egli stesso aver superato la fase critica dell'adolescenza ed essere preparato per svolgere anche il compito di educatore alla fede (catechista).Per questo si affideranno i preadolescenti solo a coloro che per età, competenza pedagogica e maturità umana e cristiana sono in grado di educare alla fede i ragazzi che si preparano alla cresima.

            3.E' opportuno che non solo i preadolescenti ma anche i fanciulli dell'iniziazione cristiana facciano il cammino nell'oratorio. Infatti, siamo convinti che questi interiorizzeranno i valori del vangelo se li sperimenteranno in un ambiente dove ci sono giovani, adulti, genitori e religiosi che testimoniano Cristo nel quotidiano. Per questo è quanto mai opportuno che nella parrocchia/oratorio ci siano animatori, adulti e collaboratori significativi dal punto di vista cristiano.

            4.E' quanto mai necessario realizzare, per i ragazzi dagli 8 ai 14 anni, un itinerario educativo e di fede che sia unitario; un cammino che li porti gradualmente a innamorarsi di Gesù fino a seguirlo prima come discepoli e poi come apostoli. In questo modo attuiamo anche quanto è richiesto dalla chiesa di Napoli e dalla congregazione salesiana. Infatti, la diocesi considera unitario l'itinerario dell'iniziazione cristiana che va dagli 8 ai 13 anni (Norme Pastorali della diocesi di Napoli, p 22). Dal canto suo la congregazione insiste sull'itinerario di fede unitario tra i 7 e i 14 anni.(Linee per un progetto..., pp 38ss). Il documento della congregazione così continua: "Pur nella convinzione dell'importanza di molteplici figure educative tra loro alleate per il bene dei più giovani, rimane forte la consapevolezza che la buona parte del compito educativo ricada sui catechisti..., dalla loro scelta dipende buona parte del cammino seguente. Inserire tra costoro, specialmente nell'età delle medie, giovani animatori con funzione di catechisti permette un accompagnamento più significativo e propositivo per l'iniziando, che certamente guarda con più interesse al giovane che non all'adulto.(Linee per un progetto..., p 34).

Alla luce di questi orientamenti siamo chiamati a muoverci sulle seguenti direttrici:

  1. A partire dai sussidi della Cei e della PG salesiana, unificare gradualmente il cammino dalla 3 elementare alla 3 media, prevedendo un unico percorso che ha due tappe fondamentali: la prima con la comunione (V elementare) e la seconda con la cresima (3 media). Chi, in terza media, non se la sente di ricevere il sacramento, continua regolarmente il cammino nei gruppi dell'oratorio, e può riceverla quando ne fanno richiesta.
  2. L'ambiente in cui i ragazzi fanno il cammino di iniziazione cristiana è l'oratorio.
  3. E' necessario che i catechisti acquisiscano sempre più delle competenze nel campo dell'animazione e gli animatori siano sempre più formati dal punto di vista biblico\teolgico\pastorale. L'obiettivo è quello di avere, per il futuro, una figura unica di animatore/catechista, capace di tradurre lo slogan: educare evangelizzando ed evangelizzare educando. In attesa ci si muove nel seguente modo.

-Per inserire sempre più i fanciulli nell'esperienza viva dell'oratorio è opportuno formare dei gruppi delle elementari con la compresenza di catechiste e di animatori.

-Per quanto riguarda le medie, è opportuno affidare i ragazzi a un animatore con funzione di catechista, secondo i criteri espressi sopra al punto due. Se allo stato attuale non si riescono a coprire tutti i gruppi con tale figura, si provvede con la compresenza di animatori e catechiste, così come già si sta sperimentando con i fanciulli delle elementari: una catechista e uno o due preanimatori per ogni gruppo.

Seguendo le linee dell'I.C. dell'ispettoria salesiana meridionale, si precisa che il responsabile ultimo dell'Iniziazione Cristiana è il parroco e cura in modo particolare la formazione delle famiglie; il coordinatore e primo riferimento dei ragazzi e degli animatori/catechisti dell'I.C. è il vice parroco per la PG (l'incaricato dell'oratorio). Il parroco e il vice parroco concordano il cammino di formazione per gli animatori/catechisti.

 

 

D.  Intensificare nei gruppi giovanili e degli adulti l'amore per la Parola di Dio e l'Eucarestia in stile salesiano

 

            Per diffondere l'amore per la Parola di Dio e l'Eucarestia in stile salesiano si fanno le seguenti scelte.

            1.Il coordinamento dell'adorazione del 1° e 3° venerdì del mese è affidato alla commissione liturgica. All'inizio dell'anno, si programma l'animazione dei due momenti mensili, coinvolgendo a turno i vari gruppi e associazioni: cooperatori, ex allievi, Adma, gruppi famiglia, comunità giovanile, catechisti, missionari del vangelo, dirigenti e animatori dello sport e della comunicazione, caritas/centro di ascolto-territorio.. Ogni gruppo, coordinato dalla commissione liturgica,  curerà l'animazione dell'adorazione e si farà promotore per coinvolgere altre persone. Durante l'adorazione si darà spazio all'ascolto della Parola di Dio e al silenzio. La preghiera e il canto devono favorire la meditazione sulla Parola di Dio e la lode all'Altissimo.

            2. La lectio settimanale, per i prossimi anni, prevede la riflessione sulla prima e seconda lettura della domenica. La partecipazione è aperta a tutti e in modo particolare ai lettori della Parola nelle messe festive e domenicali. I responsabili (animatori, coordinatori o presidenti) motiveranno le persone e i giovani del proprio gruppo o associazione affinché, a turno, tutti partecipino a questo momento importante di ascolto della parola.

            3. Una volta al mese, di domenica sera, l'oratorio organizza un evento per i giovani che prevede, alternando, ora una riflessione sulla Parola di Dio, ora la celebrazione eucaristica, ora l'adorazione. Dopo il momento celebrativo si prepara una festa in teatro (ballo, musica...) o nei cortili che coinvolga tutti. La comunità giovanile dell'oratorio farà da ponte per raggiungere gli altri giovani. Tutta la comunità educativa dell'opera è coinvolta per l'organizzazione.

            4.Altri momenti forti per diffondere l'amore per la Parola di Dio e l'Eucarestia sono i ritiri spirituali di Natale e Pasqua, la catechesi nel mese di maggio, la veglia di don Bosco e di Pentecoste, don Bosco day.  In queste occasioni si organizzerà la riflessione sulla Parola di Dio e l'adorazione in uno stile che favorirà la partecipazione dei giovani.

            5. In tutti i cammini dei gruppi della parrocchia/oratorio  si darà spazio alla Parola di Dio e ai momenti di adorazione.

 

 

E. Creare spazi di aggregazione per i giovani attorno al volontariato, alla comunicazione sociale, all'animazione missionaria e all'impegno socio-politico

 

            Agli adolescenti che terminano il cammino dei gruppi dell'oratorio ( e che fanno parte della comunità giovanissimi e giovani), si propone di partecipare alle aree di interesse attorno alla comunicazione sociale (teatro, cineforum, biblioteca, discoforum...) al volontariato missionario, all'impegno socio-politico. Questi gruppi si raccorderanno con i gruppi o movimenti e associazioni della parrocchia (cooperatori, laboratorio di idee, caritas/centro di ascolto, parrocchia e territorio) del territorio, dell'ispettoria salesiana, del decanato e della diocesi.

Per realizzare tutto ciò si fanno le seguenti scelte.

            1.L'oratorio organizza le attività non solo durante la settimana, ma anche il sabato e la domenica, per quei giovani che sono impediti a partecipare alla vita oratoriana nei giorni feriali.

            2.Annunciare Gesù ai giovani, presentandolo per quello che appariva ai suoi contemporanei:  bello e affascinante; uno che fa discorsi duri ma che è anche un trascinatore di folle, uno che piange e si commuove, ma anche uno che trasgredisce la legge che non rispetta la volontà di Dio, non rispetta il sabato che è contro l'uomo, accoglie i peccatori e va a casa loro, non si sottomette ai potenti e alle ipocrisie dei benpensanti, combatte coloro che hanno ridotto il tempio a una borsa valori e polemizza con chi mortifica l'uomo rendendolo schiavo della legge. Bisogna annunciare ai giovani Gesù che li aiuta a prendere decisioni controcorrente, che li fa sognare e li  fa sporgere  verso visioni utopiche della vita. Tutto ciò lo si può fare con le testimonianze di persone e gruppi significativi, con la collaborazione degli stessi giovani impegnati nella comunicazione sociale, attraverso film, documentari, teatro, musical...

            3. Creare, come a Valdocco, una cultura vocazionale. All'oratorio i giovani imparano che non si vive solo per diventare medico, ingegnere, avvocato....  ma per  realizzare un grande sogno, quello di restituire, per mezzo della professione, la forza a chi è scoraggiato, il sorriso a chi non ride più, la speranza a chi non spera più. Un domani, come genitori, impiegati, operai, architetti, magistrati, sacerdoti, suore, insegnanti..., dovranno collaborare con Dio per rendere questo mondo più bello e più buono. A tale scopo, oltre al servizio di animazione ( e in particolare con i giovani che non si sentono chiamati per fare gli animatori), si avviano esperienze concrete di fraternità e di solidarietà con il mondo delle povertà locali e mondiali. Insieme alla caritas al gruppo della comunicazione e alla commissione di animazione missionaria, si possono programmare spettacoli teatrali e musicali da portare nelle case di riposo degli anziani, negli ospedali che accolgono i  bambini ammalati, nelle carceri per minori... Ci si può rendere attivi nelle mense dei poveri e nell'accogliere le necessità degli extracomunitari. Periodicamente (nei tempi liturgici forti) si possono organizzare anche degli incontri con testimoni e persone significative. Tutte queste esperienze devono servire per capire che un mondo migliore è possibile se ognuno fa delle scelte di vita radicali (professione, matrimonio, vita religiosa, sacerdozio) a servizio degli altri.

            4. Costituire la consulta della FS e creare un collegamento tra la comunità giovanile e i gruppi della FS, presentando ai giovani la vocazione salesiana consacrata o laicale all'interno della famiglia salesiana.

5. Per unificare le forze di quanti operano a servizio dei più poveri, si costituisce una commissione di animazione missionaria, composta dai rappresentanti dei giovani e degli adulti. La commissione ha il compito di organizzare insieme la giornata della carità, la giornata missionaria, dell'emigrante, dei lebbrosi... Inoltre individuerà le iniziative che fanno crescere l'intera comunità nella dimensione missionaria. La caritas/centro di ascolto insieme ai giovani che si interessano dell'animazione missionaria avvierà la costituzione di detta commissione. I coordinatori della commissione faranno parte del consiglio della Cep.

6. La commissione di PG, almeno una volta ogni due mesi, allargherà la partecipazione ai rappresentanti dei gruppi degli adulti. La commissione sarà presieduta dall'incaricato dell'oratorio. Essa prenderà in esame le iniziative previste (dal n 1 al n 3) e altre che si proporranno e individuerà le condizioni per la loro realizzazione.

 

 

F. Creare uno stretto rapporto tra la comunità parrocchiale e il territorio

 

            Per conoscere meglio i problemi della gente e avvicinare le persone alla chiesa crediamo che sia necessario fare dei passi.

            1.Ogni responsabile e i singoli membri dei gruppi e delle associazioni, contro ogni mentalità "padronale", devono essere accoglienti nei confronti delle persone che si avvicinano alla nostra opera. Da chi presta un servizio nel bar a chi sta nel cortile o in sacrestia, tutti devono sentirsi servitori, curando l'accoglienza e facendo percepire a chi vive nella comunità e a chi si avvicina da fuori di essere graditi e voluti bene. I salesiani dell'opera devono vigilare per favorire la presenza di giovani e adulti che vivono nella parrocchia e nell'oratorio per servire e non per "sentirsi padroni".

            2. Favorire un'animazione liturgica creativa che coinvolga i fedeli nelle celebrazioni festive e non. La commissione liturgica, con la collaborazione degli altri gruppi, creerà una rete di persone che accolgano i fedeli e animino le celebrazioni domenicali in modo da rendere la partecipazione più attiva e coinvolgente. Il punto di riferimento per il coordinamento sono i responsabili di ogni messa, stabiliti in sede di commissione liturgica.  

            3.Individuare dei referenti nei singoli condomini e/o parchi per comunicare le iniziative dell'Opera salesiana. Essi segnalano la presenza di malati o bisognosi, portano gli avvisi mensili e i giornalini della Parrocchia e dell'Oratorio, segnalano gli infermi che desiderano l'eucarestia, sensibilizzano e prenotano le famiglie che chiedono la benedizione della famiglia o la presenza dei missionari del vangelo, la Peregrinatio Mariae...          

            4. Creare un rapporto diretto con le istituzioni, portando a conoscenza il progetto della Parrocchia-Oratorio, affinché siano attuati accordi di collaborazione per favorire l'aiuto alle famiglie in difficoltà o il recupero di minori a rischio. A tale proposito si continuerà a sostenere il movimento "Laboratorio di idee Onesti cittadini e buoni cristiani". Tale movimento, infatti, si propone di coinvolgere i cittadini affinché si sentano parte attiva della società e della politica. Partendo dal confronto sui problemi sociali e con l'aiuto di esperti si elaborano progetti di carattere sociale. L'obiettivo è quello di incentivare il raccordo tra i cittadini e le istituzioni (servizi sociali...) per una fattiva collaborazione  su problematiche che difendono i minori, i giovani, la donna, il valore della famiglia, il diritto all'istruzione e al lavoro...

            5.Creare una biblioteca con libri di lettura per i bambini e ragazzi, coinvolgendo le famiglie e le scuole.

            6.Coinvolgere la scuola, gli insegnanti nella proposta educativa dell'opera salesiana, portando a conoscenze il progetto elaborato dall'Opera e le attività che vengono svolte. In accordo con i dirigenti scolastici si possono coinvolgere i docenti sulle iniziative di carattere educativo.

            7. Attingendo a fondi europei o regionali, ristrutturare la cripta della chiesa e il terzo piano del palazzo Scuotto, per attività evangelizzatrici e caritative, dando priorità a quelle a favore dei minori.

            8. Diffondere le iniziative della parrocchia-oratorio anche attraverso i social network,  organizzando tornei sportivi con finalità educative (su temi che riguardano la legalità e i problemi sociali in genere). 

            9. Per realizzare tutte le iniziative previste dal n 3 al n 8, si crea la commissione "parrocchia-territorio" in cui sono presenti i rappresentanti del laboratorio di idee, della comunicazione sociale, della biblioteca per ragazzi, dei docenti della parrocchia e dei referenti dei condomini. Alla commissione è affidata anche la redazione di Parrocchia Flash. La commissione sarà coordinata dai rappresentanti di "parrocchia e territorio" che faranno parte del consiglio della Cep.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. TEMPI DI ATTUAZIONE , VERIFICA e RI-PROGETTAZIONE

 

2012\13

Elaborazione del Progetto e del Piano per ogni gruppo 

-Il consiglio della Cep, coinvolgendo l'intera Cep, elabora il progetto e lo presenta a tutta la comunità, per farlo conoscere.

-A partire dal progetto, i cooperatori, gli ex allievi, l'Adma, le catechiste, la caritas/centro di ascolto, l'associazione sportiva, gli animatori della comunicazione e del cortile (teatro, cine, bar, attività ricreative...), i missionari del vangelo, le commissioni di PG, di animazione liturgica, di animazione missionaria, di parrocchia-territorio ... programmano il cammino, inserendosi nelle varie strategie e portando  il loro contributo per raggiungere gli obiettivi.

 

2013/14

Attuazione delle strategie a, b, c.

 

2014/15

Si portano avanti tutte le attività proposte nell'anno 2013\14 e si attuano le strategie d,e,f.

 

2015/16

Si portano avanti tutte le attività proposte dal 2013 al 2016, si verifica e si riprogetta il cammino per altri 3 anni.

Il consiglio della Cep, coinvolgendo i membri dei vari gruppi, verifica il cammino fatto e lo riprogetta. La verifica riguarderà l'efficacia delle strategie in vista degli obiettivi previsti. Dalla verifica si riformulano gli obiettivi (se necessario), si consolidano o si correggono le strategie adottate e se ne formuleranno di nuove, in vista di un cammino graduale e progressivo verso gli obiettivi previsti dal progetto. La verifica sarà condotta con la convinzione che il cammino non si conclude in 2 o 3 anni, ma dura per tutta la vita. Inoltre bisogna stare attenti a non cedere all'eccesso di fiducia nella verifica empirica, perché ciò che accade appartiene all'imponderabile mistero dell'uomo e di Dio.

 

 

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